Miti e leggende in Costiera Amalfitana si intrecciano e si arrotolano come le onde che lambiscono incessantemente da secoli le scogliere frastagliate, le spiagge e i porti di questo lembo ammaliatore d’Italia non a caso chiamato “terra delle sirene”.

Il viaggiatore più sensitivo dedito alla lentezza del viaggio, avrà sicuramente percepito un’aurea leggendaria calpestando la terra della costiera o immergendosi nel suo mare. Ci sono luoghi in cui, pur non conoscendo l’origine e le storie che a essi appartengono, veniamo attratti da un’energia primordiale che ci suggerisce che lì – proprio in quel punto dove ci siamo fermati casualmente per guardare un panorama o osservare delle vestigia storiche o solo per sorseggiare un fresco bicchiere di spremuta di limoni – qualcosa di epico dev’essere sicuramente accaduto.

Bene, la Costiera Amalfitana è così, raccoglie un’energia magnetica o magica che si sprigiona dal suolo, dai profumi dell’aria, dalla luce che batte e accarezza le onde giù nel mare e le cime su nei monti. Noi, che questi luoghi li abitiamo e sono la casa del nostro passato e del nostro presente, abbiamo imparato a convivere con queste storie, ce le sentiamo cucite addosso e forse tutti siamo un po’ eredi di Ulisse e del suo viaggio interminabile.

In Costiera Amalfitana, miti e leggende tessono ogni giorno suggestioni e coincidenze – tra fantasia e realtà – e la vita scorre come la storia più affascinante da leggere o da scrivere.

NON VI RESTA CHE IMMERGERVI IN ALCUNI DI QUESTI MITI E LEGGENDE

E TROVERETE LE RISPOSTE!

Il miracolo di Sant’Andrea
Questa leggenda è ambientata nel periodo più florido di Amalfi, quando le vestigia del corpo di S. Andrea erano già state traslate da Patrasso, in Grecia, alla cittadina costiera.

Si narra che in una cupa notte del Medioevo, il pirata saraceno Ariadeno Barbarossa sferrò un poderoso attacco alla città di Amalfi con lo scopo di saccheggiarla e distruggerla. Le sentinelle diedero l’allarme dalle torri di avvistamento e i cittadini, presi dal panico, avevano intenzione di fuggire. Alcuni fedeli però si recarono sulla tomba dell’Apostolo, a implorare e pregare insieme il miracolo.

Quando già la sfiducia li aveva pervasi e i pirati erano arrivati, un fortissimo vento si levò, e trascinò i filibustieri al largo. A questo punto un tuono squarciò e un fulmine si abbattè in mare. Gli elementi atmosferici si accanirono sulle navi. Pioggia, vento e mare distrussero e affondarono l’armata nemica e lo stesso Ariadeno Barbarossa perse la vita.

La città era salva, i popolani inneggiarono canti al Signore e al Santo Protettore perché li aveva salvati.

Ogni anno il 27 di giugno, Amalfi festeggia San Andrea, il patrono della città, con una emozionante processione e un coloratissimo spettacolo di fuochi artificiali.

Maria Giovanna d’Aragona (La Torre dello Ziro)
Una delle leggende più conosciute di Amalfi, ma che trova varie versioni, è quella che vede come protagonista la regina Maria Giovanna d’Aragona, sorella del principe Filippo e discendente per parte di padre del re Ferdinando I.

Com’è noto Amalfi, la prima Repubblica marinara, intratteneva rapporti commerciali con l’Oriente. Le merci che venivano comprate o barattate erano trasferite sulle torri di avvistamento sparse per tutto il territorio costiero della Repubblica, che abbracciava il territorio compreso tra Vietri sul Mare e Meta di Sorrento.

Nel 1490 Giovanna d’Aragona sposò Alfonso Piccolomini, erede del duca di Amalfi. Alla morte del marito la bella Giovanna, appena ventenne, si occupò dell’educazione dei due figli Caterina e Alfonso.

Al servizio della duchessa arrivò un avvenente maggiordomo, colto e dai modi raffinati, Antonio Bologna. Le sue doti fecero breccia nel cuore della giovane vedova e per i due incominciò un’appassionata storia d’amore da cui nacquero tre figli. Il loro matrimonio era stato tenuto segreto, nel timore di suscitare le ire dei due potenti fratelli della duchessa: il cardinale Lodovico e il marchese Carlo.

Probabilmente fu proprio la differente condizione sociale dello sposo a rendere inaccettabile tale unione. Fatto sta che quando i due fratelli ne vennero a conoscenza Antonio fuggì e fu costretto a continui spostamenti per sottrarsi alla vendetta dei due fratelli, che lo fecero pugnalare a Milano.

Quanto a Giovanna, si sa che fu fatta prigioniera e rinchiusa con la sua fedele cameriera e i suoi figli in una torre di Amalfi dove pochi giorni dopo furono trucidati. La loro prigione secondo la tradizione locale sarebbe stata la torre dello Ziro. Si narra inoltre che l’anima della regina vaghi per la torre in cerca della libertà di cui fu privata dai suoi fratelli.

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Il mito di Janara
Queste streghe hanno una certa empatia con tutte le donne, specialmente con quelle che soffrono. Conca dei Marini è sempre stato un borgo di marinai e, quindi, capitava spesso che gli uomini mancassero a casa per mesi. Poteva succedere, dunque, che una moglie abbandonata dal marito pescatore provasse tanta frustrazione da trasformarsi in una Janara. Acquattate in cima agli alberi a ridosso della costa e vestite solo con lunghe camicie da notte, le Janare attendono le imbarcazioni dei pescatori. Una volta avvistate, cercano di attirare l’equipaggio in ogni modo (similmente alle sirene di Omero): con canzoni, dolci parole o mostrando le nudità. Con i pescatori caduti nella trappola le Janare consumano un rapporto sessuale, sfogando gli istinti sopiti dalla solitudine e dalla mancanza dei loro mariti. Ma ecco la beffa: dopo l’amplesso le Janare offrono gli amanti quali vittime sacrificali alla natura ed al mare.

La manna o olio del santo
Nella Cripta del Duomo di Amalfi dedicata a S. Andrea, nell’urna dove sono custodite le reliquie del cranio, piu’ volte l’anno si rinnova il miracolo della manna, un liquido gelatinoso avvolge e spesso riempie l’ampolla di vetro collegata alle reliquie. il vescovo o il parroco nel giorno che precede la festa del santo, mostrano l’ampolla ai fedeli riuniti in preghiera. Qualche volta accade che l’ampolla sia vuota e un mormorio di angoscia e dispiacere pervade la cripta perché è considerato un presagio oscuro di difficoltà, contrariamente quando l’ampolla trabocca di liquido la felicità degli amalfitani riecheggia ben oltre le mura della chiesa perché significa abbondanza, ricchezza, benessere. La manna c’è proclama il vescovo, ma ormai nessuno lo ascolta piu’ e nelle note de il Te Deum è festa!

Il fenomeno della manna si è verificato a Patrasso sulla tomba del santo, a costantinopoli quando le spoglie furono traslate e in altri luoghi. Per la Chiesa è evidente che non sono fenomeni circoscritti alla realtà religiosa di Amalfi, ma sono legate  alle reliquie di S. Andrea perché il fenomeno avviene la’ dove le reliquie sono custodite. A Roma, nell’indice delle reliquie della Basilica Vaticana, nel 18 reliquiario, in una delle 15 ampolle di cristallo c’è l’indicazione Mannae S. Andreae ap.

La Manna viene raccolta nelle principali ricorrenze liturgiche: il 26 giugno e il 29 novembre vigilia della festa del Santo; il 7 dicembre vigilia dell’Immacolata, il 28 gennaio giorno del ritrovamento della reliquia del cranio.

Quando la manna c’è ogni amalfitano va in sacrestia il giorno dopo e ritira un sacchettino con l’immagine del Santo,  dentro c’è un pezzetto di ovatta con su una goccia dell’olio santo e la custodisce in un cassetto affinchè S. Andrea protegga la casa e coloro che ci vivono. E così il miracolo della manna si ripete tutti i giorni attraverso la fede dei suoi abitanti.

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